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Intervista a Stefano Moriggi su tecnofobia e IA

Oltre la tecnofobia: un approccio costruttivo per una nuova sostenibilità culturale. Ascolta il podcast

Ogni rivoluzione tecnologica - dalla scrittura alfabetica alla fotografia, fino all'avvento di Internet - ha storicamente alimentato una reazione ambivalente: da un lato l'entusiasmo acritico, dall'altro una tecnofobia paralizzante, nutrita dal timore di perdere l'essenza stessa dell'umano. Ne abbiamo parlato con Stefano Moriggi, storico e filosofo della scienza, presidente del corso di laurea di Digital Education presso l'Università Degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

Superare la tecnofobia

Come spiega Stefano Moriggi nel libro “Oltre la tecnofobia. Il digitale dalle neuroscienze all'educazione” (Raffaello Cortina Editore, pag. 208), scritto con Vittorio Gallese e Pier Cesare Rivoltella, occorre superare questa dicotomia per affrontare l'era dell'Intelligenza Artificiale Generativa con gli strumenti della consapevolezza critica e della sostenibilità culturale.

Secondo Moriggi, la resistenza verso le reti generative non è un fenomeno nuovo, ma la manifestazione di una paura atavica: la paura della delega. Il fatto che una macchina possa produrre testi, poesie o immagini mette in crisi il nostro presunto monopolio sulla creatività e sull'intelletto.

L’IA come specchio umano

L’IA agisce come uno specchio: riflette i nostri "fantasmi", ovvero le ansie di sostituzione e la fragilità della nostra condizione. Tuttavia, Moriggi ci ricorda che l'essere umano è per natura homo technicus; la tecnologia non è un'aggiunta artificiale, ma una componente costitutiva della nostra evoluzione. Superare la tecnofobia significa dunque accettare un de-centramento, rinunciare all'illusione antropocentrica di essere il perno immobile dell'universo per riconoscerci come parte di un sistema complesso e "datificato".

Governare la rivoluzione digitale

Per governare la rivoluzione digitale, Moriggi propone di abbandonare la cosiddetta "algebra morale”, il tentativo riduttivo di classificare gli strumenti tecnici esclusivamente come "buoni" o "cattivi".

La vera sfida è la sostenibilità culturale: il punto non è se usare o meno l'IA, ma come "conversare" con essa. Bisogna imparare a interrogare la macchina per gestire l'abbondanza di dati senza rinunciare alla capacità di giudizio.

I divieti all’utilizzo delle tecnologie sono soluzioni illusorie. Occorre invece formare una cittadinanza digitale capace di progettare l'innovazione, rendendola uno strumento di emancipazione e accessibilità.

Un nuovo umanesimo digitale

L'IA non deve essere un sostituto del pensiero, ma un partner in un ecosistema in cui l'uomo impara a navigare in mare aperto, accettando la sfida di una società globalizzata ed iperconnessa.

In definitiva, la proposta di Moriggi è un invito a un nuovo umanesimo. Non si tratta di difendersi dalla tecnologia, ma di abitarla con intelligenza, trasformando l'inquietudine per l'ignoto in un'occasione per ripensare profondamente i nostri processi cognitivi, educativi e sociali.

23 gennaio 2026

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