Intervista al prof. Lorenzo Fioramonti per una nuova economia nell'era della post crescita

Per oltre settanta anni è stato alla base delle analisi e delle scelte dell’economia globale ad ogni latitudine. È il prodotto interno lordo (Pil), ovvero la somma dei beni e dei servizi finali prodotti da un Paese in un determinato periodo di tempo. Ma ora a causa dell’intensificarsi del riscaldamento globale e dell’aggravarsi della crisi economico-finanziaria non è più adeguato a misurare lo stato di salute e benessere di un Paese. Ne è convinto Lorenzo Fioramonti, parlamentare, già ministro dell’Istruzione, che nel suo ultimo libro Il mondo dopo il Pil. Economia e politica nell’era della post-crescita (Edizioni Ambiente, 2019) ricorda come in realtà il Pil non sia stato pensato per misurare il benessere, neanche nelle intenzioni iniziali. Esso misura ciò che produciamo e ciò che consumiamo ma non misura in alcun modo se ciò che produciamo o consumiamo aumenta in qualche modo il nostro “progresso”, il nostro benessere sociale.

Ogni processo produttivo presenta infatti non solo dei valori positivi ma anche dei costi sociali e ambientali che non possono rimanere esclusi e che vanno considerati per comprendere se una certa produzione è davvero conveniente. Ad esempio, in relazione al petrolio, i costi per produrlo e l’energia che ne deriva per mettere in moto le automobili e per trasportare le merci è realmente utile, ovvero crea più valore dei danni ambientali e di salute? Inoltre il Pil non dà alcun valore né alle attività “informali” come il volontariato e il lavoro nelle famiglie, né alle attività delle economie dematerializzate, meno legate alle transazioni ma che producono effetti positivi per l’economia. Sono tutte distorsioni pesanti, che inducono i decisori politici ed economisti a prendere decisioni sbagliate.

Cambiare le misurazioni è una strada molto intelligente per influenzare i comportamenti degli attori politici, sociali ed economici. Esistono altri indicatori che misurano altri aspetti, ad esempio il benessere la felicità, molto importanti perché ogni società ha diritto ad avere una sua “idea” di felicità.

E’ Il momento di cambiare respiro - dice infatti Fioramonti -, i cambiamenti climatici, le innovazioni tecnologiche, le crisi politiche ci dicono che è questo Il momento di agire favorendo il passaggio da un’economia verticistica a una più orizzontale: questo approccio può condurre alla piena occupazione e alla riduzione delle disuguaglianze, garantendo una prosperità davvero sostenibile.

Pubblicato il 24 maggio 2020


 
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