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Intervista a Enrico Fontana sui reati ambientali

Sono in crescita le aggressioni criminali nei confronti dell'ambiente. Quali sono i più diffusi e i più dannosi? Ascolta il podcast

Sono oltre 97mila, 268 al giorno, le violazioni delle norme ambientali, tra reati e amministrativi in Italia, come rivela l’annuale report Ecomafie di Legambiente. L’ecomafia è un neologismo coniato da Legambiente che si riferisce a tutte le attività illegali delle organizzazioni criminali di stampo mafioso che arrecano danni all’ambiente. Ma quali sono i reati più diffusi? Quali quelli più dannosi per l’ecosistema?

Ne abbiamo parlato con Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente

La morsa delle ecomafie rimane ben salda nel nostro Paese. Nel 2022 i reati contro l’ambiente restano sopra la soglia dei 30.000, esattamente sono 30.686, in lieve crescita rispetto al 2021 (+0,3%).

Una media di 84 reati al giorno, 3,5 ogni ora. Ad essi vanno aggiunti anche gli illeciti amministrativi che toccano quota 67.030 (con un incremento sul 2021 di 13,1%). Sommando queste due voci – reati e illeciti amministrativi – le violazioni delle norme poste a tutela dell’ambiente sfiorano quota 100.000 (alla media di 268 al giorno, 11 ogni ora).

Il maggior numero di illeciti si registra nel ciclo illegale del cemento, nei reati contro la fauna e il ciclo dei rifiuti. L’incremento più significativo dei reati accertati dalle forze dell’ordine si registra nel ciclo illegale del cemento, lungo tutta la filiera, dalle cave ai reati urbanistici, dalla produzione di calcestruzzo alle imprese di costruzione: esattamente 12.216 illeciti, pari al 39,8% del totale, con una crescita del +28,7% rispetto all’anno precedente.

Il nuovo rapporto, Ecomafia 2023, mette in fila, come ogni anno, le storie e i numeri sulla criminalità ambientale in Italia. Le considerazioni che emergono - spiega Enrico Fontana, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità di Legambiente, sono il frutto di un grande lavoro di analisi e confermano il lavoro importante svolto da forze dell’ordine, Capitanerie di porto, enti di controllo e magistratura.

Il sistematico saccheggio dell’ambiente in cui viviamo; i tantissimi casi di inquinamento di fiumi e corsi d’acqua dolce; la devastazione del paesaggio con cave abusive; i reati predatori; i roghi di capannoni pieni di rifiuti con conseguente insalubrità dell’aria e, come nella Terra dei Fuochi, il significativo aumento dei problemi di salute… Tutto ciò ha come causa principale e protagonista indiscusso le organizzazioni mafiose.

Un’aggressione “condivisa” con imprenditori privi di etica, faccendieri senza scrupoli, politici e funzionari corrotti, in particolare nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa ma non solo, come dimostrano gli scioglimenti, per il condizionamento subito dalla ’ndrangheta, dei comuni di Anzio e Nettuno, in provincia di Roma.

Una diffusione confermata anche dal numero dei clan ecomafiosi censiti da Legambiente, che dal 1994 a oggi ammontano a 375, operativi in tutte le filiere ambientali.

Per maggiori informazioni:

NoEcomafia Legambiente

15 marzo 2024

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