Dopo COP26 è sempre più urgente dare risposte concrete per il futuro del pianeta. Ascolta il podcast con l'intervista a Giovanni Mori, portavoce del movimento Fridays for Future

Come convincere tutti circa l’urgenza di contrastare le conseguenze dei cambiamenti climatici? Come sconfiggere il fatalismo e convincere il mondo che un futuro è ancora possibile ma dipende dalle scelte che si faranno ora? A queste domande risponde Giovanni Mori, portavoce in Italia del movimento Fridays for Future, ricordandoci che tre anni di impegno e di manifestazioni globali hanno sensibilmente aumentato tra la popolazione, dei giovani e non solo, la consapevolezza in materia di emergenza climatica. In poche parole: "Non potranno più ignorarci".

Prima era un tema di nicchia da trattare nei convegni, oggi milioni di persone scendono in piazza per questo. Dalla consapevolezza dovrebbero discendere delle azioni e invece succede poco o niente e le scelte che emergono dai Grandi della terra sono sempre figlie di compromessi. Questo è un limite della politica, che non ha interesse a investire sul futuro ma solo sul presente. Proprio per smuovere la politica è importante che ci sia una spinta da parte della società civile. Sui danni già fatti non si torna indietro, ma devono servire da monito per intraprendere una serie di azioni precise da compiere per evitare il peggio. Le priorità che ci attendono sono l’abbandono del carbone e il taglio degli investimenti nell’estrazione di petrolio e gas, a partire da subito. Non si possono più costruire impianti nuovi alimentati da fonti fossili se si vuole mantenere il surriscaldamento climatico entro il limite di 1,5° centigradi.

Occorre poi passare senza indugio alle fonti rinnovabili, rivedere il sistema e i consumi agro-alimentari, elettrificare i trasporti e i mezzi di produzione industriale. Se non lo facciamo subito non riusciremo a evitare le catastrofi peggiori. Nei paesi tecnologicamente avanzati è più semplice ridurre l’emissione di CO2, rispetto ai paesi poveri dove è difficile produrre anche la corrente elettrica, ed è inoltre difficile convincere Cina e India a non inquinare quando l’Occidente lo ha fatto per 150 anni.

Tra l’altro anche l’Europa è virtuosa solo in apparenza. Le nostre emissioni sono ridotte perché quasi tutti gli oggetti che utilizziamo nella vita quotidiana non si producono qui ma in Asia. Se si attribuissero all’Europa le emissioni complessive derivate dai nostri consumi e non solo quelle prodotte fisicamente qui, le emissioni europee sarebbero molto più elevate di quelle cinesi. Per questo occorre una strategia globale coordinata ed occorre procedere tutti insieme per ottenere risultati significativi.

Per informazioni:

Fridays for Future Italia

Emergenza CliMattina, il podcast di Giovanni Mori

Pubblicato il 18 novembre 2021


 
Viviverde

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