Ascolta il podcast con la nostra intervista esclusiva a Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, divulgatore e autore di programmi Rai

Siamo talmente in ritardo ad agire che anche con le migliori pratiche di sostenibilità, cominciando domani, avremo comunque un aumento di 2 gradi della temperatura ed entro fine secolo una crescita di mezzo metro dei mari, con conseguenze sempre più gravi sulla nostra vita quotidiana. E rimangono poco più di dieci anni per prendere azioni decisive per limitare il riscaldamento globale a 2 gradi o le conseguenze saranno davvero catastrofiche sull'umanità.

Per Luca Mercalli, presidente della Società meteorologica italiana, divulgatore e autore di programmi Rai (Che tempo che fa, Scala Mercalli, Pillole di Mercalli), il punto di non ritorno è stato già superato, quarant’anni fa, come dimostrano gli eventi meteorologici estremi sempre più frequenti, le crisi umanitarie, l’estinzione delle specie, i ghiacciai che scompaiono e i continui record delle estati calde.

Siamo in tempo ma solo per ridurre il danno, non certo per guarire. Praticamente ci troviamo a vivere in un’era nuova, che a memoria d’uomo non conosciamo, in cui l’uomo è più impattante della natura: l’Antropocene.

Il clima è la cosa più globalizzata che esista, ma non viene affrontato come tale e i provvedimenti li stiamo frammentando in tante scelte di singoli governi, con alcuni che addirittura remano contro. I pericoli maggiori vengono dalle intense ondate di caldo e dalla siccità, che riducono la disponibilità di acqua e la produzione agricola. A questi si aggiungono i rischi geopolitici. In un mondo abitato da più di sette miliardi di persone, se la quantità di risorse disponibili si riduce, automaticamente aumenteranno i rischi di guerre e di migrazione.

Per dare una mano al pianeta - spiega Luca Mercalli - dobbiamo sprecare meno, essere più efficienti, eliminare il superfluo e garantirci il necessario, usare energie rinnovabili, usare mezzi di trasporto non inquinanti, produrre meno rifiuti e meno figli, perché ormai siamo quasi otto miliardi. E tutti insieme dobbiamo cambiare la politica e l’economia: basta con la crescita infinita, che non è possibile in un mondo finito. Una affermazione che capiscono anche i bambini. Peccato che per i grandi sia ancora un tabù. In conclusione dobbiamo decidere oggi se vogliamo consegnare ai nostri figli un mondo ancora accettabile o un mondo invivibile.


Per informazioni:

Società meteorologica italiana

Pubblicato il 25 febbraio 2020


 
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