Il consumo di suolo continua, l’Italia perde 2 metri quadrati al secondo: Intervista a Michele Munafò, coordinatore tecnico-scientifico dell’ISPRA

In Italia il consumo di suolo prosegue ad oltranza. Infrastrutture e cantieri invadono sempre più anche le aree protette e le aree a pericolosità idrogeologica, sconfinando persino all'interno delle aree vincolate per la tutela del paesaggio, soprattutto lungo la fascia costiera e i corsi d’acqua, dove il cemento ricopre ormai più di 350mila ettari, quasi l’8% del territorio italiano. Questi i dati del Rapporto Ispra 2018 sul consumo di suolo in Italia.

Come ci spiega Michele Munafò, del Dipartimento ISPRA per il Servizio geologico d’Italia e coordinatore tecnico-scientifico della ricerca, le principali trasformazioni nel consumo di suolo sono legate alle opere pubbliche e ai insediamenti produttivi, dai poli logistici alle vaste aree commerciali.

L’edilizia è concentrata nelle zone urbane e semiurbane. Le aree più colpite risultano essere le pianure del settentrione, dell’asse toscano tra Firenze e Pisa, del Lazio, della Campania e del Salento, le principali aree metropolitane e le fasce costiere.

Perdere suolo non comporta soltanto degrado dell’ambiente, determina anche un costo in termini di perdita di servizi legati agli ecosistemi, quali protezione dall'erosione, regolazione del microclima, infiltrazione dell’acqua ecc, che varia tra i 625 e i 907 milioni di euro l’anno. Il suolo è infatti una risorsa non rinnovabile, una volta cementificato non è più recuperabile.

Un consistente contenimento del consumo di suolo è quindi la premessa per garantire una ripresa sostenibile dei nostri territori attraverso la promozione del capitale naturale e del paesaggio, l’edilizia di qualità, la riqualificazione e la rigenerazione urbana, oltre al riuso delle aree contaminate o dismesse.

L’obiettivo “consumo zero” fissato dall'Unione Europea al 2050 ha bisogno di un alleato che per Michele Munafò deve essere una legge chiara ed efficace, che orienti in maniera netta le politiche locali, perché è a quel livello che si assumono le decisioni.

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Pubblicato il 05 ottobre 2018


 
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