Ascolta il podcast con la nostra intervista a Flaviano Bruno, responsabile dell’area Rifiuti radioattivi e materiali nucleari di Sogin, società di Stato per lo smaltellamento degli impianti nucleari

Con il referendum seguito al disastro di Chernobyl, l’Italia è stato uno dei primi Paesi a fermare nel 1987 la produzione di energia da fonte nucleare. Da allora per le quattro ex centrali nucleari Trino in Piemonte, Caorso in Emilia-Romagna, Latina nel Lazio e del Garigliano in Campania è iniziato un lunghissimo e accurato processo. In una prima fase, fino al 1999, di sostanziale mantenimento in sicurezza a cui è seguita nel 1999 quella del loro smantellamento (decommissioning, in termini tecnici), ancora in corso. Per realizzare questo processo venne fondata in quell’anno una società ad hoc, la Sogin, che in questi due decenni, e soprattutto negli ultimi anni, ha acquistato un know-how e un'esperienza che non ha eguali in nessun altro Paese del mondo per la tenuta in sicurezza degli impianti nucleari e la gestione dei rifiuti radioattivi. Una professionalità che nel tempo le ha consentito di allargare il perimetro delle sue attività ed oggi opera su dieci siti nucleari italiani.

Le procedure per smantellare i siti nucleari - spiega l’ing. Flaviano Bruno, responsabile dell’area Rifiuti radioattivi e materiali nucleari - siano essi piccoli reattori per usi scientifici o grandi centrali per la produzione di energia, sono tecnicamente molto complesse, anche perché riferite ad impianti che non erano stati progettati e realizzati per essere smantellati. È possibile “riciclare” una centrale nucleare? Le capacità e le esperienze maturate nel settore hanno permesso di applicare anche al decommissioning di una centrale nucleare i principi dell'economia circolare.

Dopo aver previsto la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, oltre il 90% di tutti gli altri materiali prodotti dallo smantellamento, come metalli e calcestruzzo, vengono recuperati e riciclati. L'applicazione dei principi di economia circolare contribuisce così a rendere il decommissioning un processo sostenibile, che avviene in piena sicurezza per l’ambiente e la salute dei lavoratori, favorendo lo sviluppo dell'area bonificata anche dopo il rilascio del sito.

Come possono toccare con mano tutti i visitatori che partecipano periodicamente agli Open Gate, in cui la Sogin apre le porte dei siti nucleari italiani in corso di smantellamento. Cittadini, famiglie, associazioni e scuole possono così conoscere le attività di decommissioning entrando in un sito nucleare, accompagnati dai tecnici che quotidianamente vi lavorano, e vivere l’esperienza unica di ripercorrere un pezzo di storia industriale del Paese.

Per informazioni:

www.sogin.it

Pubblicato il 30 marzo 2020


 
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